Immagine articolo Fucine MuteGiorgia Gelsi (GG): Al Barcolana Festival incontriamo Lucio Dalla: una carriera intensissima, tanti successi in vari campi. Come fa a trovare sempre nuovi stimoli per rinnovarsi e per restare al passo con i tempi in maniera così splendida?

Lucio Dalla (LD): Non mi pongo il problema di rinnovarmi in maniera così razionale, ma seguo proprio l’istinto, la curiosità, la voglia di avere contatti umani oltre che professionali. La gente con cui lavoro sostanzialmente o sono già amici o lo diventano perché si lavora insieme: è un work in progress che riguarda anche l’esistenza, la vita… Poi ci sono delle sinergie tra me e la musica, tra me e il mare, tra me e la Porsche (sponsor principale del festival, ndr). Ufficialmente, sono quarant’anni che sono un porschista, abbino la macchina, in questo caso la Porsche Cayenne, con la barca, che sono due mezzi che ti consentono di viaggiare, ma non solo fuori, anche dentro. In questo senso diventa tutta un’avventura, anche con il lavoro: per cui, sia che suoniamo jazz come stasera, o facciamo pop o faccio la Tosca, o facciamo La bella e la bestia, o insegno all’Università ad Urbino, è tutto quasi come un gioco.

GG: Ha citato la Tosca. È arrivato qua a Trieste l’hanno scorso — anche in maniera abbastanza rocambolesca, per quel problema con l’aereo — per presentarla. Aldilà di quello, com’è stata l’esperienza della Tosca?

LD: Fantastica, la settimana scorsa era a Verona, è stato straordinario: cambia tutto l’assetto, perché vederla all’interno dell’Arena, esaurita, è uno spettacolo nello spettacolo. Prima è stata a Klagenfurt per un mese; anche lì tutte le sere tutto pieno, è stato bello. È vero, ho vissuto esperienza di precipitare con l’aereo a Trieste, cosa che mi ha fatto anche ridere perché atterrano due aerei al giorno… e anche male!

GG: Ha parlato prima di rapporti di lavoro che diventano anche rapporti di amicizia: nel corso della sua carriera ci sono state tante collaborazioni con suoi colleghi, per ricordarne alcuni De Gregori e Morandi… Dal punto di vista umano, oltre che professionale, chi ama ricordare con più piacere?

LD: Tutti, soprattutto chi non conoscevo. La storia della mia vita non è una storia di incontri al vertice, io stesso non sono un vertice, per cui chi mi incontra mi può incontrare proprio in basso… nel vero senso della parola! Le amicizie che partono dal basso sono quelle migliori: non istituzionali, non “vippose”… Diceva Vinicius De Morales che la vita è l’arte dell’incontro, è proprio vero!

GG: Noi, come le dicevo siamo un mezzo virtuale, nel senso che questa intervista comparirà su internet: com’è il suo rapporto con internet, lo utilizza?

LD: Sì, non in maniera appassionata, lo uso come si deve usare una macchina. Mi piace avvertire tutti quanti che internet è una macchina, non è una filosofia, soprattutto non è un’estetica, non deve diventare trendy il fatto di perdercisi dentro. Può essere utile, anzi è utile, ma come tutte le cose utili, ha il rovescio della medaglia che ti fotte. Per cui stiamo attenti, usiamo le macchine, internet ne fa parte, anche se ormai siamo nell’era del virtuale e dell’informatica. Quando smette di essere una macchina e diventa una suocera o un bandito, bisogna allora stare attenti perché ti può fottere!

GG: Registra spesso nel suo studio nelle Isole Tremiti, c’è una bellissima canzone che si intitola Siciliano, questo rapporto con il Sud Italia e con il mare, è sempre più forte?

LD: Per quanto sia di origini assolutamente nordiche, non è che abdichi… Però preferisco distribuire nell’arco dell’anno più tempo al Sud che al Nord, perché mi piace veramente molto. Ho lo studio alle Isole Tremiti, in Sicilia, ma ho anche lo studio in barca per consentirmi di lavorare viaggiando. Credo nel lavoro vacanza e nella vacanza lavoro.